documento Comitato Nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita: interferenti endocrini, ambiente e malattie dell’uomo

Estrapolo qualche passaggio interessante chiarificatore dal documento  Comitato Nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita: interferenti endocrini, ambiente e malattie dell’uomo: […] Il presente documento nasce dalla consapevolezza, da parte dei membri del Comitato Nazionale di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita, della sempre maggiore diffusione nell’ambiente di sostanze definite contaminanti ambientali, con particolare riferimento agli Interferenti Endocrini (Endocrine Disruptors), che causano un inquinamento del suolo, delle acque, dell’aria, del territorio. La presenza di tali sostanze, che coinvolge anche la catena alimentare, può rappresentare un rischio per la salute dei cittadini ed è, quindi, un problema di Sanità pubblica e di prevenzione. […] Gli interferenti endocrini (EDC) costituiscono una vasta categoria di sostanze o miscele di sostanze, che alterano la funzione del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure della sua progenie. Essi sono in grado di legarsi come agonisti o antagonisti ai recettori di vari ormoni, ad esempio ai recettori degli ormoni steroidei o degli ormoni tiroidei, o eventualmente interferire in vario modo e tramite differenti meccanismi, con sintesi, secrezione, trasporto, legame, azione, ed eliminazione degli stessi negli organismi viventi. Fra queste sostanze si ricordano: idrocarburi policiclici aromatici, benzene, diossina, ftalato, perfluorato, Bisfenolo A (e octilfenolo e nonifenolo). Questi composti possono provocare gravi danni agli organismi esposti, spesso non immediatamente percepibili in quanto a dosi minime non esprimenti effetti di tossicità acuta, e possono, nel caso di vaste esposizioni ambientali, produrre effetti a livello di popolazione con ripercussioni a livello ecologico. Queste interferenze possono provocare difetti alla nascita e altri disturbi dello sviluppo. In particolare, sono noti per causare difficoltà di apprendimento, grave disturbo da deficit di attenzione, problemi cognitivi e di sviluppo del cervello, deformazioni del corpo, problemi di sviluppo sessuale, femminilizzazione del sesso maschile e androgenizzazione del sesso femminile. Gli interferenti endocrini sono indicati anche come agenti ad azione ormonale: alcune sostanze possono trovarsi come inquinanti ambientali, ad esempio molti alogenuri organici come i policlorobifenili (PCB) e simili molecole appartenenti alla classe ambientale degli inquinanti organici persistenti, come costituenti naturali di alcuni cibi, ad esempio i fitoestrogeni contenuti nella soia, oppure essere presenti come contaminanti, ad esempio il Bisfenolo A (BPA) derivato dalle plastiche o diversi tipi di fitofarmaci. Una classe importante di interferenti appartiene a composti clorurati di varie classi, spesso veicolati in atmosfera su lunghe distanze, ed un’altra si riferisce a composti fenolici. […] Un aumento dei casi di disturbi riproduttivi, di alcuni tipi di cancro, di malattie metaboliche come l’obesità e il diabete, e le malattie cardiovascolari è stato messo in relazione alla presenza di interferenti endocrini. Se i risultati appaiono coerenti con la tesi che accusa i perturbatori endocrini, nei fatti non è stato possibile documentare una relazione causale tra l’esposizione a una sostanza con attività endocrina e l’effetto sull’organismo umano.

[…] Effetti ritardati: l’assunzione di EDC non comporta in molti casi effetti immediati. L’esposizione prima della pubertà, o durante la vita intrauterina, può ad esempio portare a significativi effetti sulla fertilità a distanza di molti anni. Le fondamenta di molte patologie dell’adulto potrebbero essere ricondotte all’esposizione ad interferenti endocrini durante la vita in utero. Effetti epigenetici, come nel caso della modulazione dell’espressione del DNA mediante metilazione, possono essere trasmessi da una generazione alla successiva, talora senza dare apparenti manifestazioni cliniche nei soggetti direttamente esposti. Il gap temporale può essere di 20-30 anni come documentato per alcune neoplasie (cancro della cervice uterina e del testicolo) o ancor superiore come postulato per alcune demenze. […] Alcuni perturbatori endocrini noti sono già disciplinati dalla legislazione per motivi che esulano dalla loro attività ormonale (tossicità generale, cancerogenicità, tossicità riproduttiva) …”.  Il documento integrale è consultabile al seguente url:

http://presidenza.governo.it/biotecnologie/documenti/INTERFERENTI_ENDOCRINI_2016.pdf

I POPs entrano nella catena alimentare e si accumulano nel tessuto adiposo in ragione della loro lipofilia; è stata dimostrata sia la loro cancerogenicità, sia la capacità di interferire con il sistema endocrino (endocrino distruttori). Anche l’esposizione materna agli endocrino distruttori durante la gravidanza, aumenta nel feto il rischio di sviluppare malattie in età adulta. Lo ha dimostrato lo studio di coorte: Boston Birth Cohort. Infatti, l’esposizione in utero agli interferenti endocrini può innescare cambiamenti irreversibili alle diverse componenti del sistema immunitario in via di formazione, aumentando il rischio di una distorsione della risposta immunitaria e di sviluppo di un fenotipo allergico. La metilazione del DNA causata dai pesticidi altera gli alleli in più loci: per questo motivo un allele può essere trascritto o espresso ad un livello superiore rispetto agli altri, e la conseguente alterazione del genotipo provocherà le malattie. Negli embrioni di ratto esposti a diversi inquinanti, in particolare ai pesticidi organoclorurati, si osserva un’alterazione dei processi di metilazione del DNA. Il metossicloro (insetticida organoclorurato), ad esempio, determina lesioni dell’apparato riproduttivo maschile, mentre l’esposizione in utero predispone le femmine a problematiche del sistema riproduttivo in età adulta, in particolare delle ovaie. Sembra che il metossicloro influenzi solo i gameti in formazione. Anche la vinclozolina, gli ftalati come il di-(2-ethylhexyl) -phthalate (DEHP) e il Bisfenolo A (BPA) sono perturbatori endocrini in grado di causare modificazioni epigenetiche. Si pensa che il paraquat e la dieldrina siano coinvolti nella malattia di Parkinson. La dieldrina causa danno agli istoni H3 e H4 nei neuroni dopminergici, nel mesencefalo, nello striato e nella substantia nigra. I cambiamenti epigenetici indotti dai pesticidi incrementano anche la produzione della β-amiloide, che è una sostanza che si rileva nei neuroni dei pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer.