Inquinanti organici persistenti (POPs)

Spesso sentiamo parlare anche di inquinanti organici persistenti (POP). Sono composti chimici tossici che hanno la tendenza a permanere nelle diverse matrici ambientali. I dodici inquinanti organici persistenti, la cosiddetta sporca dozzina, sono stati identificati come prioritari dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) e sono i seguenti: aldrin, clordano, dicloro difenil tricloroetano (DDT), dieldrin, endrin, eptacloro, mirex, toxafene, esaclorofene e tre gruppi di composti, policlorobifenili (PCB), policlorodibenzodiossine (PCDD o più comunemente detta diossina), policlorodibenzofurani (PCDF).

La Convenzione di Stoccolma del 2001 sugli inquinanti, entrata in vigore a maggio 2004, prevede un insieme di regole per la loro eliminazione e per ridurne l’utilizzo, in quanto sostanze nocive per la salute umana e per l’ambiente. Il testo è stato successivamente modificato dalla Conferenza nel 2009, nel 2011, nel 2013, nel 2015 e rivista nel 2017. I testi dell’emendamento furono adottati nel 2019, ma i lavori sono in corso. È interessante l’appendice in cui sono riportate le sostanze messe al bando (per consultare il documento integrale clicca qui).

Da quando questi inquinanti sono stati immessi nell’ambiente, è stata rilevata una notevole diminuzione delle popolazioni di pesci e di anfibi. Sembra che ciò sia dovuto al fatto che tali inquinanti sono capaci di danneggiarne il loro apparato riproduttivo. È un ipotesi plausibile perché la matrice inquinata è l’acqua (il loro habitat naturale), l’esposizione è costante ed il loro apparato riproduttivo è molto più sensibile e delicato di quello di altre specie animali. In alcune popolazioni, addirittura, si è verificato il cambiamento del sesso: sono state osservate intere popolazioni composte da soli esemplari femmine. Negli anfibi è stata rilevata anche sterilità nei maschi.

Purtroppo il discorso non è confinato solo ai pesci e agli anfibi, anche l’uomo non è esente dalle problematiche correlate ai perturbatori endocrini. Gli alti tassi di cancro alla prostata, le malformazioni testicolari e altre patologie simili sembrano essere correlate proprio all’esposizione a queste sostanze. I perturbatori endocrini o inquinanti organici persistenti, comunque li chiamiamo, anche nei ratti causano una riduzione della fertilità secondaria ad alterazioni a carico degli spermatozoi. Queste sono disfunzioni di tipo epigenetico e possono essere trasmesse fino alla terza e quarta generazione. La vinclozolina, ad esempio, oltre ad alterare le marcature di imprinting esistenti,

ha la capacità di indurne nuove in altre regioni del genoma che generalmente non sono state mai interessate da questo processo.

I prodotti fitosanitari più usati in agricoltura sono i pesticidi e gli erbicidi, ma esistono oltre 1.500 principi attivi e i prodotti commerciali sono più di 40.000. Essi vengono classificati in base agli effetti tossici. Il consumo di questi prodotti a livello mondiale è aumentato in maniera esponenziale negli ultimi decenni. L’esposizione ai pesticidi incide negativamente sulla salute sia nel breve che nel lungo periodo. I sintomi più frequenti riconducibili all’esposizione a questi “fitofarmaci” vanno dalla semplice irritazione cutanea e oculare a quelli a carico del sistema nervoso centrale: cambiamenti dell’umore, depressione, alterazioni cognitive e del comportamento, malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson e l’Alzheimer. C’è correlazione anche tra i pesticidi e l’aumento del rischio di patologie come il sarcoma, il linfoma, la leucemia, il mieloma, i tumori dello stomaco, del cervello, della prostata, del pancreas, della mammella e dell’ovaio.

Per approfondire è utile la lettura dei miei libri:

Inquinamento e malattie Autismo, permeabilità intestinale, celiachia, sensibilità chimica multipla

Le fabbriche delle malattie