Parliamo di patologia ambientale

L’ambiente è considerato come un insieme di elementi, che nella complessità delle loro relazioni costituiscono le condizioni di vita dell’uomo; tutti gli esseri viventi, uomo compreso, interagiscono costantemente con esso. L’ambiente può essere la causa di effetti nocivi sullo stato di salute di tutti gli organismi viventi.

Per inquinamento si intende “una qualsiasi alterazione dell’ambiente, di origine antropica o naturale, che produce disagi o danni permanenti per la vita e che non è in equilibrio con i cicli naturali esistenti”.

Una bella definizione di ambiente la danno anche Delort e Walter nel loro testo Histoire de l’environnement europèen: “Ambiente è un termine che rimanda al rapporto con la natura: esso funge da cornice alle nostre vite e racchiude in sé aspetti scientifici (relativi alle scienze della natura e della vita, l’ecologia), religiosi, emozionali, etici (una morale dell’ambiente), economici (risorse, inquinamento, industria, scambi commerciali), politici, sociali”.

L’aspetto etico e morale non è certo sfuggito a Sua Santità Papa Francesco che con la Sua lettera Enciclica “Laudato sii” (2014) ci regala una “sinfonia” (vedi Terzo congresso nazionale patologia ambientale). Un invito a preservare la “Casa comune” e a lasciare integro ciò che il Creatore ci ha donato, perché non è nostra ma dei nostri figli.

Il rapporto uomo-ambiente, soprattutto per quanto concerne l’equilibrio, è stato fortemente influenzato dai progressi socioeconomici e dalle nuove tecnologie che hanno caratterizzato gli ultimi due secoli. È per questo che l’inquinamento è inteso come “una qualsiasi alterazione dell’ambiente, di origine antropica o naturale, che produce disagi o danni permanenti per la vita e che non è in equilibrio con i cicli naturali esistenti”.

E’ inquinamento “tutto ciò che è nocivo per la vita o altera in maniera significativa le caratteristiche fisico-chimiche dell’acqua, del suolo o dell’aria, tale da cambiare la struttura dei viventi e soprattutto ciò che non viene compensato da una reazione naturale o antropica che ne annulli gli effetti negativi totali”.

Oltre a quello antropico esiste anche l’inquinamento da fonti naturali, che può provocare alterazioni ambientali sfavorevoli alla vita, il termine; ne sono un esempio i vulcani.

Le fonti inquinanti che più preoccupano sono i rifiuti urbani e industriali, oltre ai cosiddetti “fitosanitari” (che dovrebbero essere chiamati col proprio nome pesticidi ed erbicidi) di cui attualmente si fa un uso massivo.

Epidemiologici e clinici di tutti i Paesi sono impegnati a studiare i potenziali effetti sulla salute derivanti dall’inquinamento. Quello che più preoccupa è l’inquinamento della catena alimentare, gli elementi coinvolti sono tanti tra essi assumono rilevanza le diossine, i metalli pesanti, l’arsenico, i policlorobifenili, gli idrocarburi policiclici aromatici, i prodotti chimici usati in ambito agricolo…

Tra le matrici ambientali, il suolo è la sede di accumulo più importante perché è il luogo naturale per le colture, che saranno la base dell’alimentazione umana e animale. Gli animali, per il fenomeno del carry over, attraverso il latte, le carni… “regaleranno” gli inquinanti all’uomo che potrebbe ammalarsi. Ho usato il condizionale perché non tutti i soggetti presentano lo stesso rischio, infatti dipende dalla genetica (genotipo): chi ha i geni in “ordine” (wild type) si ammala di meno di chi ha “mutazioni” (in eterozigosi e in omozigosi). Le mutazioni a cui mi riferisco sono quelle a carico dei geni coinvolti nelle fasi di detossificazione (Fase I, II e III) per gli inquinanti. In altre sezioni del sito sono riportati documenti inerenti l’argomento.