Terzo congresso nazionale patologia ambientale

Direttori scientifici del Congresso 

Dr. Maurizio Proietti
Medico
Presidente Commissione scientifica e gruppi di ricerca ASSIS

Dr. Giuseppe Fatati
Direttore Struttura Compl. Diabetologia, Dietol. E Nutr. Clinica, Az. Ospedaliera Santa Maria, Terni

Prof. Giuseppe Cirino
Professore Ordinario di Farmacologia e Farmacoterapia I, Corso di Laurea in Farmacia, Polo delle Scienze della Vita, Università Federico II, Napoli


il primo congresso nazionale di patologia ambientale si è tenuto nel 2016 a Sulmona, una valida base di partenza non poteva essere che l’enciclica di
Sua Santità Papa Francesco Laudato si’. Tra le righe si materializza un messaggio equilibrato e aggraziato, che è un invito a ipotizzare una qualche forma intelligente di decrescita. Sua Santità, meglio di qualsiasi
cultore delle scienze mediche, riesce ad esprimere concetti scientifici che sfuggono ai più. La persona che, a mio avviso, meglio di tutti riesce a interpretare il pensiero di Papa Francesco è il Teologo Bruno Forte, che nell’aprile 2016 nel suo intervento al III Congresso Nazionale di Patologia Ambientale Città di Sulmona ha sottolineato i passaggi più significativi dell’Enciclica, la cui interpretazione è fondamentale per una maggior presa di coscienza sulle problematiche ambientali. Un convegno nazionale che è stato possibile realizzare grazie al contributo di S.E. Mons. Angelo Spina, già vescovo di Sulmona-Valva e ora Arcivescovo di Ancona-Osimo.
Questo a dimostrazione di come la Chiesa sia sensibile nei confronti delle problematiche ambientali. Il titolo dell’Enciclica di Papa Francesco Laudato si’ è ispirato a San Francesco e al suo Cantico delle Creature, quasi a voler indicare nel Santo di Assisi l’esempio altissimo e concreto della possibilità di un rapporto armonico e fecondo fra l’uomo e il creato. Il sottotitolo, dedicato alla “cura della casa comune”, esplicita concettualmente l’oggetto di questo importante intervento magisteriale. Lo sguardo del Papa “venuto dalla fine del mondo” vuole dunque situarsi in piena sintonia con quello del Santo di cui porta il nome, per riconoscere nella terra su cui posiamo i piedi “una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia”. “Sorella terra” osserva Papa Francesco, “protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla”.
L’allarme è lanciato, quindi non possiamo tirarci indietro di fronte ad esso: niente di questo mondo ci può risultare indifferente se esso è la nostra “casa comune”! Ed è per questo che l’Enciclica è rivolta a tutti e non solo ai membri della Chiesa, accomunati come dovremmo essere da una stessa preoccupazione e da una medesima responsabilità di fronte al mondo in cui viviamo. Non possiamo rimanere indifferenti a questo forte richiamo al senso della responsabilità. Papa Francesco si rifà al magistero dei suoi immediati predecessori, che hanno costantemente sottolineato questa responsabilità, e in particolare al Patriarca Ecumenico Bartolomeo che “ha richiamato l’attenzione sulle radici etiche e spirituali dei problemi ambientali, che ci invitano a cercare soluzioni non solo nella tecnica, ma anche in un cambiamento dell’essere umano”.
Il valore universale ed ecumenico dell’Enciclica è chiaro sin dalle sue prime battute e si radica nell’ispirazione connessa alla figura del Santo di Assisi: “…se ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati”. La posta in gioco è il futuro di tutti, anche se il Papa insiste su coloro che più di altri pagano il prezzo della crisi ecologica: i poveri. È anche in loro nome, oltre che a loro favore, che intende parlare.

I VARI ASPETTI DELLA CRISI ECOLOGICA
È estremamente importante considerare che, dal punto di vista scientifico, l’Enciclica muove dall’esame dei vari aspetti dell’attuale crisi ecologica, spaziando dai problemi dell’inquinamento, connessi al divario fra i velocissimi tempi della tecnologia e quelli lenti della biologia, ai conseguenti cambiamenti
climatici dagli effetti spesso devastanti, fino al pericoloso diffondersi della “cultura dello scarto”. Trasformazioni che prima avvenivano in milioni di anni possono ora avvenire (per lo squilibrio indotto) in poche decine di anni e le conseguenti variazioni per gli equilibri umani e sociali corrisponderanno a un’accelerazione di milioni di anni di storia…
I tempi biologici e i tempi storici seguono ritmi diversi. I limiti delle risorse, i limiti di resistenza del nostro pianeta e della sua atmosfera indicano chiaramente che quanto più acceleriamo il flusso di energia e di materia attraverso il sistema Terra, tanto più accorciamo il tempo reale a disposizione della nostra specie. S’inseriscono in questo quadro le urgenze maggiori che sono andate profilandosi sul pianeta, in primis la questione dell’acqua, bene primario di cui molte persone non hanno nessuna o scarsa disponibilità.
Il bene acqua è trasformato in merce soggetta alle leggi del mercato, fino a negare ad alcuni lo stesso diritto alla vita radicato nella inalienabile dignità della persona umana. Si provocano così ferite spesso irreparabili alla biodiversità, con la conseguente perdita di risorse estremamente importanti: il deterioramento della qualità della vita umana e la degradazione sociale connessi ai danni ambientali.


L’ANTROPOCENTRISMO BIBLICO E IL SUO POSSIBILE FRAINTENDIMENTO


A partire dalla panoramica tracciata, nel secondo capitolo dell’Enciclica Papa Francesco riprende alcune argomentazioni che scaturiscono dalla tradizione giudeo-cristiana. Lo fa con grande rispetto delle posizioni di tutti: “Se teniamo conto della complessità della crisi ecologica e delle sue molteplici cause, dovremmo riconoscere che le soluzioni non possono venire da un unico modo di interpretare e trasformare la realtà. È necessario ricorrere anche alle diverse ricchezze culturali dei popoli, all’arte e alla poesia, alla vita interiore e alla spiritualità. Inoltre, la Chiesa Cattolica è aperta al dialogo con il pensiero filosofico e ciò le permette di produrre varie sintesi tra fede e ragione”. Papa Francesco ricorda che i testi biblici, letti “nel loro contesto, con una giusta ermeneutica, (…) ci invitano a coltivare e custodire il giardino del mondo (cfr. Gen. 2,15). Mentre “coltivare” significa arare o lavorare un terreno, “custodire” vuol dire
proteggere, curare, preservare, conservare, vigilare. Ciò implica una relazione di reciprocità responsabile tra essere umano e natura”.

DIALOGO E CORRESPONSABILITÀ IN VISTA DI UN’ECOLOGIA INTEGRALE

Il quarto capitolo dell’Enciclica è dedicato alla proposta di una “ecologia integrale” che, nelle sue diverse dimensioni, sappia integrare il posto specifico che l’essere umano occupa in questo mondo e le sue relazioni con la realtà che lo circonda. Partendo dal principio che “tutto è connesso”, se ne deduce che la natura non può essere considerata “come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati. Le ragioni per le quali un
luogo viene inquinato richiedono un’analisi del funzionamento della società, della sua economia, del suo comportamento, dei suoi modi di comprendere la realtà”. È necessario, perciò, cercare soluzioni integrali
“che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura”. Ne consegue l’inseparabilità dell’ecologia ambientale, economica e sociale dall’ecologia culturale, che investe le mentalità e richiede il rispetto,
oltre che della natura, del patrimonio storico, artistico e culturale di una comunità o di un popolo, spesso ugualmente minacciato, e dell’ecologia della vita quotidiana, che coinvolge ogni abitante del pianeta nelle
sue abitudini e nei suoi comportamenti.
Il dialogo da promuovere è anzitutto quello sull’ambiente nell’ambito politico internazionale, finalizzato allo sviluppo di nuove politiche nazionali e locali, per andare al dialogo come metodo inseparabile
dalla trasparenza nei processi decisionali, a quello fra politica ed economia in vista della promozione dell’umano, fino al dialogo fra religioni e scienze nel servizio alla causa ecologica. Il presupposto di queste diverse forme di dialogo è il “concepire il pianeta come patria e l’umanità come popolo che abita una casa comune (…). L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune”, specialmente per favorire la transizione energetica e l’opzione condivisa per le energie rinnovabili.
In proposito, Papa Francesco non esita a denunciare come in questo campo “i negoziati internazionali non possono avanzare in maniera significativa a causa delle posizioni dei Paesi che privilegiano i propri interessi nazionali rispetto al bene comune globale”, e manifesta ancora una volta la sua preoccupazione per i popoli e le categorie più deboli del pianeta. “La grandezza politica, osserva il Papa, si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi princìpi e pensando al bene comune a lungo termine”.
La responsabilità verso l’ambiente e le generazioni presenti e future deve coniugarsi alla lungimiranza, alla capacità di fare talvolta anche passi indietro o di rallentare ritmi eccessivi, alla scelta della sobrietà come
valore inseparabile dalla solidarietà.
È nella proposta e nell’esercizio di queste prassi che le religioni possono avere un ruolo fondamentale nel superamento della crisi ecologica mondiale.
L’EDUCAZIONE AD UN’ETICA E AD UNA SPIRITUALITÀ ECOLOGICHE

Il sesto e ultimo capitolo dell’Enciclica è intitolato “educazione e spiritualità ecologica”, muove dal bisogno di cambiamento che l’umanità non può non avvertire alla luce delle sfide e della posta in gioco rappresentate dalla salvaguardia del creato. Occorre anzitutto puntare su un altro stile di vita, educando all’alleanza tra l’umanità e l’ambiente, stimolando a quella che possiamo chiamare la “conversione ecologica”.
La sfida ambientale si congiunge a quella educativa, fondata sulle possibilità dell’essere umano di crescere nella consapevolezza delle proprie responsabilità e di agire in maniera ecologicamente sostenibile e solidale, anzitutto nell’ambito della famiglia. La spiritualità cristiana propone una crescita nella sobrietà e una capacità di godere con poco: è un ritorno alla semplicità che ci permette di fermarci a gustare le piccole cose. Tale spiritualità è fortemente nutrita dalla partecipazione agli eventi sacramentali ed in particolare all’eucaristia, che “è fonte di luce e di motivazione per le nostre preoccupazioni per l’ambiente e ci orienta ad essere custodi di tutto il creato”.
L’Enciclica si conclude con testi di contemplazione semplice e profonda: Papa Francesco propone due preghiere, l’una offerta a tutti i credenti, la seconda specificamente ai cristiani. Emerge ancora una volta la sensibilità dialogica di questo Papa, che ha scritto le pagine di Laudato si’ con costante attenzione all’altro, tanto all’esperto di questioni ambientali quanto a ogni persona desiderosa del bene comune, tanto al credente non cristiano quanto al discepolo di Cristo Gesù. Un aspetto particolarmente rilevante dell’Enciclica, poi, è il suo aver dato voce alla collegialità: numerosi sono i documenti di interi episcopati citati anche per lunghi sviluppi nel testo, voce di popoli e di situazioni che nei diversi continenti fanno avvertire
l’urgenza di una conversione ecologica che coinvolga l’intero “villaggio globale”. Rilevante è la citazione di autentici profeti dell’epoca moderna, spesso inascoltati o emarginati, come il grande gesuita, filosofo,
antropologo e teologo Pierre Teilhard de Chardin, o il pensatore italo-tedesco Romano Guardini, o il filosofo protestante Paul Ricoeur. Un’Enciclica per i cattolici, certo, ma in grado di parlare veramente
a tutti, perché la nostra casa comune riguarda ogni essere umano e nessuno può chiamarsi fuori dalla responsabilità verso di essa. Peraltro, la rilevanza e l’accuratezza dell’analisi da cui il testo muove, la forza
della denunzia anche politica che esso propone, il rigore delle motivazioni date alle proposte avanzate, sia razionali che propriamente teologico-spirituali, le implicanze esistenziali che vengono suggerite fanno di questa Enciclica un dono e una provocazione all’umanità intera, dono e provocazione a cui sembra nessuno potrà moralmente sottrarsi. Come il Santo di cui porta il nome, Papa Francesco in queste pagine ha saputo dar voce alla famiglia umana e a ciascuno dei suoi membri, invitando tutti ad unirsi, non solo con le parole ma anche e soprattutto con la vita, al Cantico delle Creature del poverello d’Assisi, autentico fratello universale.

PERCHÉ UN CONGRESSO NAZIONALE SULL’AMBIENTE A SULMONA?

Perché Sulmona è situata al centro della provincia di L’Aquila, al centro degli “innumerevoli” parchi, nella regione al centro dell’Italia, al centro dell’Europa. Perché quella aquilana è una provincia importante, un importante centro di cultura e religione, cara a San Francesco d’Assisi e a Papa Celestino V. Forse non fu un caso che il Papa del gran rifiuto stabilì la sua residenza sul monte Morrone (Sulmona), per poter meditare immerso nella natura incontaminata.
È noto che San Francesco fosse molto legato all’Abruzzo e che lo amasse; è famoso il Cammino di San Francesco, che si sviluppa tra L’Aquila e Sulmona. Il santo transitò in Abruzzo tra la fine del 1215 e l’inverno
del 1216, vi tornò tra il 1221 e il 1222 accompagnato dal suo primo biografo, Tommaso da Celano.
Il percorso francescano fra l’Aquila e Sulmona è compreso nel più lungo Cammino che parte da Assisi, si snoda nel reatino ed entra nel comune di Tornimparte; superata Sulmona, prosegue poi a sud verso Monte
Sant’Angelo, percorrendo anche gli antichi tratturi della transumanza. In questo “pezzo” d’Abruzzo il suo passaggio e soggiorno è ricordato dai molti monasteri francescani. Da L’Aquila a Monte Sant’Angelo nel Gargano passando per Sulmona, si possono calcare le sue orme sulla via che percorse da pellegrino.
Questi sono luoghi in cui si avvertono i suoi insegnamenti a vivere in base alle leggi e ai tempi del Creato.
È doveroso ricordare anche Giuseppe Capograssi (Sulmona, 21 marzo 1889 – Roma, 23 aprile 1956), che può essere a pieno titolo considerato il padre del Diritto italiano. Nacque nella stessa casa che nel 1336 dette i natali a Cosimo Meliorati, meglio conosciuto come papa Innocenzo VII. Quella dei Capograssi è una famiglia di antico lignaggio imparentata con la famiglia Meliorati, dalle quali discendono sia Papa Innocenzo VII, sia Benedetto XV; sono almeno quattro i papi che sono legati alla città. Ecco perché possiamo
considerare Sulmona un importante “sorgente” di culto e diritto. Rischiavo di dimenticare, si fa per dire, il grande poeta Ovidio Nasone, nato a Sulmona il 20 marzo 43 a.C.
Infine, a garantire la scelta di Sulmona ci pensa l’autorevole quotidiano inglese The Telegraph, che pone la città tra i 21 posti più belli da visitare al mondo. Della stessa opinione anche testate statunitensi che inseriscono Sulmona tra i primi 15 posti per qualità di vita, poiché si registra un bassissimo livello di inquinamento.